Acquistare Bitcoin – Le commissioni dei dealers – Come orientarsi

Acquistare Bitcoin – Le commissioni dei dealers

Acquistare Bitcoin

10 Aprile 2015
Questo post è tratto da una recente mail in cui mi si chiedeva quali fossero le commissioni che vengono applicate dai dealers (privati che operano come “cambiavalute”) al cambio tra euro e bitcoin . Nel cercare di dare una risposta il più possibile esaustiva e comprensibile a chi si avvicina ora al mondo delle criptovalute e vuole acquistare bitcoin, ho pensato di pubblicarla qui sul mio blog ed esaudire così le richieste dei moltissimi utenti che spesso lo chiedono.  Qualora riscontraste errori o desideraste approfondire, non avete altro che contattarmi.

La commissione applicata al cambio dipende da molti fattori.

Partiamo dal fatto che il bitcoin non ha un ente regolatore che ne stabilisce il valore di quotazione, ma dipende dal mercato puro. Vale cioè quanto uno è disposto a venderli e a quanto un altro è disposto a spendere per acquistare bitcoin. Solo quando domanda e offerta si incontrano avviene la transazione. Il bitcoin è oggi presente in circa 14 milioni di pezzi (aprile 2015) e sappiamo che ne saranno prodotti  fino a 21 milioni entro il 2140. Non voglio soffermarmi qui sul processo di mining, cioè di creazione di nuova moneta bitcoin attraverso la validazione delle transazioni, in quanto a parere di molti, un affare ormai fuori dalla portata del “fai da te” o “del fatto in casa” ed ormai puramente operazione industriale che coinvolge investimenti importanti. Detto ciò, il bitcoin oggi è scambiato con tutte le valute esistenti al mondo su decine e decine di piattaforme di scambio, chiamate exchanger. Queste piattaforme non sono altro che  siti internet dove si svolge il mercato di scambio del bitcoin con le diverse valute, ma non hanno per lo più alcun requisito nè riconoscimento legale o finanziario, non sono cioè banche o istituti finanziari che possano garantire i depositi in valuta corrente (fiat) o in bitcoin. Sebbene la maggior parte degli exchanger cerchino oggi di adeguarsi e chiedano all’iscrizione, l’esposizione di dati personali e finanziari, seguano le due normative principali nel campo finanziario, l’AML (Anti Money Laudering – antireciclaggio) e KYC (Know Your Customer) ed infine quasi tutti adottino misure di sicurezza antipirateria molto stringenti, la quinquennale storia del Bitcoin è costellata da crack finanziari + o – clamorosi di queste piattaforme che falliscono perchè hackerate (piratate), avendo quindi subito ingenti furti che non riescono a coprire, o perchè letteralmente chi le amministra fugge con il denaro nel momento ritenuto più opportuno. L’iscrizione a queste piattaforme e le tempistiche richieste, l’esposizione dei dati, il deposito iniziale e i rischi descritti per il reperimento di quella che può essere definita l’oro delle monete elettroniche e che per le sue qualità è paragonabile solo al metallo giallo o alla moneta contante, contribuiscono alla diffusione di un mercato secondario e più agile che è quello dei dealers  per soddisfare una richiesta crescente di questa criptovaluta. Il dealer è quasi sempre un privato che legalmente può essere considerato alla stregua di un collezionista che compra, vende e scambia la sua collezione senza vincolo alcuno se non la passione per ciò che sta collezionando. Non parliamo quindi di professionisti o soggetti fiscali a cui si può richiedere fattura, scontrino o ricevuta per l’acquisto.   Ovviamente la possibilità di acquistare bitcoin in grosse somme ma anche cifre modeste (sotto il migliaio di euro) da un dealer in maniera rapida e molto spesso anonima, comporta il pagamento di un valore aggiunto o commissione  per il servizio.  E’ determinante vieppiù, ai fini della formazione del prezzo finale, la volatilità della quotazione della criptovaluta. Se negli anni scorsi questa volatilità si manifestava sul mercato intraday (nell’arco della stessa giornata) con fluttuazioni anche molto rilevanti (fino anche al 10-20% nel giro di pochissimo tempo/ore), dall’inizio 2014 ad oggi assistiamo sempre meno a variazioni estreme all’interno della stessa giornata seppure la volatilità incida comunque nel corso di tempi lievemente + lunghi (diciamo su base quasi settimanale). Di certo essendo un prodotto recente, non essendoci quindi uno storico solido su cui fare riferimento, è molto difficile fare previsioni sull’andamento futuro di tale valuta e possono capitare ancora innalzamenti o cadute verticali di valore della quotazione nella stessa giornata dovute a notizie di rilievo che la coinvolgono o addirittura semplici rumors. Sulla vendita al dettaglio ciò ha un impatto visibile, perchè il dealer si ritrova a gestire una quantità di bitcoin acquistata che potrebbe essere fruttifera o no a seconda della quotazione del bitcoin al momento della sua vendita in frazioni. Comunemente ormai, più che la quotazione di una singola piattaforma exchanger su cui il venditore ha acquistato, viene presa come valida per la formazione del prezzo finale di vendita, la media della quotazione dei bitcoin scambiati con la stessa valuta fiat (es. euro) su più piattaforme. Il sito di riferimento per la stragrande maggioranza degli operatori è www.bitcoinaverage.com, ma ve ne sono altri come www.preev.com o www.coinmill.com e ognuno guardacaso, ha una quotazione media diversa perchè sono presi in considerazione fattori differenti per la sua formazione  Altri fattori che incidono sul prezzo finale nell’acquistare bitcoin, è sicuramente la quantità scambiata. La possibilità di cambiare piccole somme in tempi rapidi, operazione non realizzabile sulle piattaforme exchanger, incide sulla commissione richiesta dal dealer. Allo stesso modo, vista la scarsa disponibilità di bitcoin in circolazione dovuta anche alla limitata produzione, quantità elevate di bitcoin comportano difficoltà, tempistiche, rischi ed esposizioni maggiori che vengono quantificate con una maggiore commissione da parte dei dealers. Per quanto riguarda invece le modalità o gli strumenti di pagamento va ricordato che tutti i sistemi di pagamento elettronici (Bonifico SEPA, Paypal, Neteller, Skrill, Postepay, Superflash, Ukash, Payza, Okpay ecc), per normativa europea, oltre ad essere tracciabili, sono reversibili per (più o meno) giustificato motivo, fino a 180 giorni dopo la transazione. Il bitcoin invece, seppur valuta elettronica ,si comporta esattamente come il denaro contante: anonimo e irreversibile. Dopo aver compiuto la transazione cioè, non è possibile dimostrare il possesso di quelle banconote (o bitcoin) che si sono scambiate e riaverle indietro se non restituite da chi le ha ricevute. Questa differenza e questo sbilanciamento espone i dealers a numerose truffe, con diversa facilità di realizzazione a seconda del metodo di pagamento utilizzato. Più alto è il rischio del dealer quindi, più alta sarà la tariffa di commissione richiesta. Questo è anche uno dei motivi per cui i bitcoin non vengono mai inviati prima della ricezione del pagamento.

*Infine considerando quanto sopra esposto e semplificando, la commissione che si applica  è diversa se si tratta di acquistare bitcoin in quantità tra i 5€ e 250€ (o un 1BTC intero)**, tra 1 e 4-5 BTC (c.a. 1000€) tra 5 BTC e 100 BTC ed oltre i 100 BTC.
Per cifre tra i 5€ e i 250€ (o il valore circa di 1 Bitcoin intero) il dealer applica quindi una tariffa flat che ritiene minima per il servizio prestato, un servizio cioè a cui viene applicato un costo forfettario. Per il secondo scaglione (tra 1 e 4-5 BTC) la commissione può essere tra i 20 e i 30€/BTC o tra l’8 e il 15% a seconda della quotazione del momento e di altri fattori sopracitati. Tra i 5 e i 100 BTC c’è largo spazio di trattativa, mentre oltre i 100 BTC diventano rilevanti i tempi di conversione tra le valute.

N.B.

* Questo ultimo paragrafo è solo un esemplificazione. Ogni dealer applica le sue regole e ciò che è scritto è solo un opinione dell’autore, con nessuna pretesa di interferire nè tanto meno di indicare quali siano le linee da seguire.

** Si è voluto per praticità prendere in considerazione un cambio a quotazione media 1 Bitcoin= 250€

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