LA BUFALA DEI PENNIVENDOLI DI REGIME SUL PRIMO BITCOIN BANCOMAT IN ITALIA

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Ho letto questo articolo on line :

http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/06/11/news/il_primo_bitcoin_bancomat_in_italia-88645518/

e mi è venuto un po’ da ridere perchè me l’aspettavo…


Facciamo un po’ di chiarezza.
A molti sicuramente non piaccio per come la vedo  e per la maniera schietta con cui dico come la penso.
Me ne sbatto altamente se qualcuno si riterrà offeso, se ne facciano una ragione,  finchè vivrò nessuno mi impedirà di dire le cose come stanno, a qualunque costo.
Ritengo, proprio per questi motivi, di essere stato oggetto un vero e proprio boicottaggio sulla questione bancomat/ATM che ho importato ed istallato, operante a UDINE dal 20 febbraio 2014, IL PRIMO BANCOMAT/ATM BITCOIN IN ITALIA (purtroppo Udine è ancora Italia)a marca Lamassu.
Ho riportato qui di proposito il thread originale, in modo che tutti possano leggere e non vi siano dubbi sulla data  del post che ho pubblicato con tanto di foto dimostrativa sul forum di Bitcointalk.  Avevo precedentemente informato e chiesto aiuto alla Fondazione Bitcoin Italia nella persona del suo presidente Franco Cimatti (alias HostFat) per divulgare ai media nazionali quella che era a tutti gli effetti una Notizia: “Noi non stiamo dietro a nessuno in fatto di innovazione tecnologica, il mio era il terzo BitcoinATM istallato in Europa, dopo quello di Helsinki e quello svizzero. Avrei voluto perciò organizzare una conferenza stampa per la presentazione nazionale della mia Lamassu, ma mi sono però accorto da alcuni particolari che la cosa era stata accolta tiepidamente, dava fastidio infatti che qualcuno che non fosse della “CRICCA”, facesse un exploit simile, a Udine poi… ( ma dove è?, si sarà chiesto qualcuno di questi geo-ignorantelli). Nonostante l’importanza che rivestiva la notizia (lo potete notare da come viene pubblicizzato adesso il Robocoin di Roma) nè Carola Frediani di Wired-Repubblica-Gruppo Espresso-PD a cui unica, ero stato indirizzato dal Franco Cimatti ( ma la Fondazione a che serve se non promuove queste cose?), nè alcuna testata nazionale si è interessata alla questione.
Avrei dovuto forse PAGARE per una Notizia VERA, di quelle che suscitano interesse e si vendono da sole, senza essere sponsorizzate dal regime o dalle cricche,ma  questi sono i media in Italia e mi son fatto l’idea che nemmeno la Fondazione Bitcoin sia esente da queste pecche. Unici a pubblicare infatti son stati solo Leonardo Brentegani di Bitcoinita.it e Marco Viviani di Webnews.it con contatti personali che voglio anche adesso ringraziare per l’imparzialità del loro comportamento. Invece dei media, l’attenzione in quei giorni invece l’ho avuta da certi squali sdentati, i ragazzotti spiantati di COIN CAPITAL che hanno cercato in tutti i modi di attribuirsi la notizia del primo bancomat italiano invitandomi a presentare sotto la loro egida (ma  a mie spese) ed ad istallare la Lamassu a ROMA ( perchè “sse ssà, Roma è sempre Roma caput mundi ahò”). Sono rimasti forse delusi e un po’ male quando gli ho fatto capire che Roma è piuttosto decentralizzata  e di scarso interesse (530km) da dove vivo io , in mezzo all’Europa, a 180 km da Lublijana (capitale della Slovenia) a meno di 400 km da Milano(Italia) e a 450km da  Monaco di Baviera e da Vienna (capitale dell’Austria) e che la Lamassu andava necessariamente presentata a Udine dove l’avevo istallata . Vistisi spiazzati, i ragazzotti di Coin Capital, hanno  “intortato” il buon e bravo Guido Dassori e in tutta fretta, facendolo lavorare giorno e notte, hanno presentato al mondo ( italiota) un concept montato su un pc desktop spacciandolo alla stampa per ” il primo bitcoin bancomat italiano” (ma io, subodorando l’operazione di questi individui, avevo già pubblicato il thread su bitcointalk). Grasse risate all over the world, vi risparmio quello che hanno detto in giro per il mondo quando hanno letto la notizia e visto le foto :-)… Anche l’avv. Giulia Aranguena che pare collabori attivamente con Coin Capital,  dichiarandosi massima esperta legale sui bitcoin in Italia, mi è sembrata invece + interessata a vendere la sua consulenza e il suo e-book che dare un indirizzo utile per le problematiche che le proponevo.. Si rassicuri avv. Aranguena, nonostante non abbia dato seguito alla nostra telefonata, non c’è stato alcun problema anzi, fortunatamente anche qui in Friuli esistono legali preparati che assieme ad altri fiscalisti hanno formato il pool di esperti (questi sì, veri esperti) che mi supporta nelle decisioni che da imprenditore con trentennale esperienza sono in grado di prendere da solo.
Se questi sono comunque in generale i personaggi che ruotano attorno alla Fondazione e a Cashless, ho la netta sensazione che non uscirà nulla di buono a livello legislativo in Italia, se e quando uscirà….lascio a voi il giudizi sui personaggi citati, ma vi voglio segnalare l’unico studio serio a livello legale e fiscale pubblicato agli inizi di aprile di quest’anno: Bitcoin e le altre criptomonete Inquadramento giuridico e fiscale Di Paolo Luigi Burlone e Riccardo de Caria
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=15032
http://www.brunoleonimedia.it/public/Focus/IBL_Focus_234-De_Caria_Burlone.pdf
Anche le polemiche sterili su Lamassu bancomat SI/ bancomat NO le lascio a quelli come Stefano Pepe e BitcoinPlaza che hanno mille idee in testa, ma non ne realizzano mai una.
Chi infatti è stato ad Amsterdam alla Bitcoin2014 Conference come me, sa perfettamente che Lamassu ha presentato il secondo modulo, quello che eroga banconote in valuta fiat (euro) contro bitcoin e quindi anche per “i puristi dell’ATM”, la mia è una macchina bancomat a tutti gli effetti. I due moduli  si integrano infatti per formare una macchina two-ways che nulla ha da invidiare a Robocoin, anzi è stilisticamente + bella e meno farraginosa nelle operazioni di cambio. Il fatto che io integri o meno il secondo modulo ha a che vedere con le farraginosità burocratiche italiote, null’altro.
Per questo è da elogiare invece  Federico Pecoraro, il giovane imprenditore che si è sobbarcato i costi ingenti e le pastoie burocratiche italiote per importare i robocoin (2) istallati a Firenze e a Roma . Da qui la notizia dei pennivendoli di Repubblica di oggi che, poveretti ed ignoranti come gli asini, chiamano quello della stazione Termini “IL PRIMO BANCOMAT BITCOIN IN ITALIA”.
Una sonora pernacchia” alla Totò” vi sommergerà voi e il partito che vi sovvenziona.
A Federico invece, con il quale sono rimasto in contatto tutti questi mesi, faccio un grosso “in bocca al lupo” per la sua avventura con i robocoin, gran belle e costose ed ipertecnologiche  macchine, a cui si può appuntare solo il “difetto” di essere lente e farraginose nelle operazioni di transazione (una ventina di minuti almeno, altro che i 15 secondi di Lamassu) dovute anche alle lunghe procedure di riconoscimento di chi vuole fare una transazione, non richieste dalla legislazione italiana e che tra le altre vanno contro ad un altra legge/diritto: quello sulla privacy.
Tutto quanto sopra riportato perchè sia chiaro e pubblico che il PRIMO BITCOIN BANCOMAT/ATM ISTALLATO IN ITALIA E’ E RESTA INCONTROVERTIBILMENTE QUELLO DI UDINE (20/02/2014)

Un pensiero su “LA BUFALA DEI PENNIVENDOLI DI REGIME SUL PRIMO BITCOIN BANCOMAT IN ITALIA”

  1. Buffoni.. sono solo dei grandissimi pagliacci che fanno ridere il mondo….vanno in giro a scrivere balle come se fossimo tutti senza memoria. BRAVO GAVRILO
    Adesso però pensa in grande, agisci localmente e fuarce friul !!!! Mandi

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