Bitcoin: le mafie bancarie europee battono un colpo, la servile magistratura italiana risponde.

Sabato 12 luglio 2014 – Perfetta sincronia tra le mafie bancarie europee, terrorizzate dal potenziale di libertà che il Bitcoin è in grado di restituire ai cittadini del vecchio continente, e la servile magistratura italiana.

E’ di pochi giorni fa l’allarme lanciato dall’EBA, l’authority bancaria europea, che si è inventata 70 fattori di rischio collegati al Bitcoin per frenarne la diffusione e subito il Procuratore Generale di Roma risponde in linea con le lobby del denaro invocando ciò che non può che far sorridere chi conosce veramente la natura della criptomoneta più scambiata del globo: “regole, leggi, tasse e balzelli e persino il fantasma della Mafia e del Terrorismo pur di frenare la diffusione del Bitcoin in Italia. Il tutto ovviamente senza il benchè minimo straccio di  fatti che comprovino il collegamento tra Bitcoin, riciclaggio, mafia e terrorismo, solo per impaurire e rendere ancor più diffidente chi volesse finalmente rendersi conto della libertà e delle opportunità di sviluppo e di lavoro che il Bitcoin offre. Vietato quindi ridare ai cittadini la proprietà del proprio denaro e delle proprie ricchezze, la libertà di condividere idee e conoscenze per un migliore sviluppo sociale, l’opportunità di creare nuova occupazione e posti di lavoro. Meglio piuttosto schiattare di tasse, viva i suicidi di Stato, si alla tassa sulle copie private, il prossimo balzello su tutto ciò che può servire per registrare, dai computer alle chiavette usb, dai dvd agli smartphones…la pagherà anche chi intercetta e registra le nostre comunicazioni? Macchè… “siete schiavi e guai ad alzare la testa” sembra dire Ciampoli nella sua ignoranza riguardo all’impossibilità di regolamentare qualcosa che è stata creata per distruggere le regole stesse che governano la finanza mondialista, quella che ci ha regalato gli ultimi 6 anni di crisi economica globale, per capirci… Un ultimo dubbio mi sorge:  un servitore dello Stato pagato da tutti noi cittadini si può arrogare il diritto di pontificare attraverso i media su un argomento che tra l’altro neanche gli compete? Quali sono le prove giudiziarie che ha in mano per affermare tutto ciò??

Ansa.it

Bitcoin, strumento riciclaggio soldi

Così procuratore generale Roma, non da’ chiarezza tracciabilità

Il procuratore generale di Roma, Luigi Ciampoli, lancia l’allarme: attenzione al bitcoin, la moneta virtuale utilizzata per transazioni online: “non offre chiarezza nella tracciabilità – dice – e può essere strumento per riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo e delle mafie e per traffici illeciti”.

“In caso di trasferimento di bitcoin – aggiunge il pg di Roma – non vi è garanzia di poter individuare l’identità reale delle persone coinvolte nelle operazioni e, in particolare, del nuovo proprietario, identificato da un codice numerico”.

“Il sistema, dunque – dice ancora Ciampoli – potrebbe anche comportare per la collettività nuove interessanti prospettive, la cui legittimità, però, sembra sollecitare adeguati interventi normativi che mettano al riparo gli operatori da forme di incertezza e scarsa visibilità, che troppo spesso non sono solo fenomeni di scarsa attenzione o trascuratezza, ma di sapiente orchestrazione criminale”.

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Bitcoin: rischio riciclaggio e terrorismo secondo il Pg di Roma

Secondo il procuratore generale di Roma il bitcoin, la moneta virtuale impiegata per le transazioni online, “Non offre chiarezza nella tracciabilità e può essere strumento per riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo e delle mafie e per traffici illeciti“. Luigi Ciampoli ha sottolineato il rischio che il bitcoin venga usato come strumento per lavare denaro o finanziare varie forme di criminalità, terrorismo internazionale compreso.

Bitcoin può essere strumento per riciclaggio di denaro, terrorismo e mafie

Di conseguenza, il Procuratore generale auspica interventi normativi che garantiscano certezza di tracciabilità e chiarezza di identificazione di tutti colori coinvolti in operazioni di trasferimento di bitcoin. “Già sette mesi fa – ha spiegato Ciampoli – in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario 2014, avevo segnalato il fenomeno bitcoin rappresentandone i rischi, che continuano a persistere.

“Il sistema ha sicuramente un suo fascino, – continua il Pg di Roma – che riceve dalla facilità di cambio e dalla generale semplicità di tutte le operazioni il migliore consenso. Ma a mio avviso è proprio la immediata diffusione del fenomeno ad impensierire. La generale indeterminatezza e la generica individuazione di sicuri punti o valori di riferimento economico e commerciale suggeriscono, infatti, adeguata prudenza e specifica normativa“.

La cybervaluta bitcoin, nata in Giappone qualche anno fa, è un sistema di pagamento elettronico libero dal controllo di banche e governi. La recente bancarotta della piattaforma giapponese bitcoin Mt.Gox dimostra però che scommettere su questo sistema sia altamente speculativo, potendo condurre, nei peggiori dei casi, alla perdita totale dei propri investimenti.

In effetti, continua il Procuratore generale, “il sistema meccanicistico di valutazione e di incremento dei vari conti su cui si fonda il sistema bitcoin non offre ampia chiarezza nella tracciabilità dei percorsi sia nella identificazione dei soggetti, sia nelle conseguenti ulteriori operazioni, e si offre come mezzo per riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo e delle varie mafie, traffici illeciti“.

D’altronde, “le disposizioni di sicurezza previste in caso di trasferimento di bitcoin non possono realmente offrire quelle garanzie di certezza e trasparenza che invece sono richieste reiteratamente dagli organismi internazionali“. Nello specifco, “la registrazione, in caso di trasferimento di bitcoin, da parte di tutti gli utenti, della firma digitale del nuovo proprietario, identificato da un codice numerico, non garantisce come ciascun utente possa individuare l’identità reale e non invece solo un mero numero riconducibile alle più svariate ipotesi“.

Luigi Ciampoli ha chiesto l’elaborazione di norme “precise e rigorose” capaci di contrastare una criminalità “quasi sempre più attenta e veloce del legislatore a sfruttare ogni smagliatura o carenza del sistema“.

Il Procuratore generale conclude affermando che il bitcoin potrebbe portare alla comunità “nuove interessanti prospettive, la cui legittimità però sembra sollecitare adeguati interventi normativi che mettano al riparo gli operatori da forme di incertezza e scarsa visibilità, che troppo spesso non sono solo fenomeni di scarsa attenzione o trascuratezza, ma di sapiente orchestrazione criminale“.

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Ecco quello che scrivono all’estero…

Italian Authorities Issue Bitcoin Warnings, Urge Regulation

| Published on July 11, 2014 at 11:09 BST

Three Italian institutions have issued new bitcoin warnings in recent days, calling for new legislation to eliminate loopholes and regulatory ambiguity.

The warnings come just weeks after Italian lawmakers met with a group of bitcoin advocates in a fact-finding session. Soon after that, on 1st July, the successful ‘No Cash Day’ event also saw bitcoin representatives advocating for the digital currency in parliament.

Bitcoin regulation urged

Speaking in an interview with Ansa.it, Attorney General of Rome, Luigi Ciampoli, warned that bitcoin could be abused by criminals engaged in money laundering, financing of terrorism, or mafia activities. He urged for regulation that would allow authorities to trace and identify all persons involved in digital currency transactions.

However, Ciampoli also made some relatively positive comments about bitcoin, saying that the system “has its own charm” and has the potential to simplify transactions.

Ciampoli stressed that the current legislative framework is vague and that the problem should be addressed by new, specific legislation.

He argued that the bitcoin system “does not provide ample clarity” and that it is difficult to identify subjects involved in bitcoin transactions, meaning the currency has potential be misused for illicit purposes. Ciampoli pointed out that bitcoin’s public ledger does not guarantee that each user can be identified, as new owners are identified by a numerical code, which is not a real identity.

The court, he said, would like to see “precise and rigorous” rules to counter crimes involving digital currencies. Furthermore, bitcoin offers an “interesting new perspective, the legitimacy of which seems to solicit appropriate legislation to shelter operators from uncertainty and poor visibility”.

Money laundering a concern

In a recent report on the Italian financial information system (FIU), the Bank of Italy also warned that bitcoin poses a potential risk and that it can be employed to circumvent money laundering regulations or funnel funds to terrorist organisations.

The FIU is currently examining bitcoin’s potential for illicit activities and looking at complaints involving suspect bitcoin transactions. Like Ciampoli, the bank warns that “bitcoin transactions, while recorded in an online database, do not identify the parties involved in the transaction”.

Anonymity blamed

This sentiment is shared by Colonel Albert Reda of the Guardia di Finanza, Italy’s financial police authority, which is currently the only institution in Italy with the authority and resources to deal with bitcoin.

Reda told Italian daily La Repubblica that bitcoin’s volatility poses a risk for investors and that its anonymity allows Italian residents to hold and transfer wealth anonymously. Reda said the Guardia di Finanza is involved in an ongoing investigation, but he said he cannot disclose any information.

He said that the absence of any form of regulation makes bitcoin a “potentially powerful tool for money laundering, drug trafficking and arms trafficking.”

Furthermore, the Tor network can be employed to obscure online identities of persons involved in bitcoin transactions, while the bitcoin public ledger does not include information such as names, addresses or beneficiaries, as bitcoin addresses are “simply numeric codes”.

 

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